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Riflessione del Vescovo alla due giorni di formazione del Clero

Mer, 09/11/2016 - 12:57
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Il testo che segue riporta alcune parti della riflessione del Vescovo all'incontro con i sacerdoti durante la due giorni di formazione a  Vallermosa.  Il testo integrale deve essere richiesto direttamente alla Segreteria del Vescovo.

Carissimo sacerdoti, sono già passati 5 mesi dal giorno della mia ordinazione episcopale e l’inizio del ministero in mezzo a voi.  Tentando una prima lettura della realtà, senza voler essere esaustivo, vorrei condividere con voi alcune riflessioni. La prima è la constatazione che il nostro presbiterio ha una età media molto alta e che il numero totale dei sacerdoti impegnati del ministero non è sufficiente per assicurare a tutte le parrocchie un parroco residenziale. Questo ha già portato ad affidare ad alcuni sacerdoti più parrocchie, con la conseguenza facilmente immaginabile che a risentirne – spesso senza colpa del sacerdote - è la qualità della relazione con la comunità cristiana, nonostante la buona volontà delle persone, che di fatto si trovano a dover correre qua e là per amministrare sacramenti, non avendo tempo a disposizione per l’accoglienza, l’ascolto, la visita ai parrocchiani. In relazione alla riflessione sull’età dei sacerdoti, prima di tutto devo esprimere la mia sincera gratitudine - e vorrei che tutto il presbiterio la sentisse ed esprimesse - ai sacerdoti avanti negli anni, ma che con abnegazione, generosità, sforzo e fatica portano avanti il loro servizio e ministero nelle parrocchie o in altre attività diocesane. Grazie fratelli. Ci date un grande esempio di generosità nel servizio, ci stimolate a far meglio, ci fate capire che la vocazione presbiterale non è un lavoro ad tempus, ma il dono di sé stessi. Il Signore, che è colui che fa crescere la semina, saprà trarre frutti di bene dal vostro impegno e dalla santità sacerdotale che si esprime nella passione per il ministero che vi è stato affidato.
Pur riconoscendo e lodando la generosità di questi sacerdoti, rimane la problematica che accennavo. Voi conoscete la realtà delle piccole parrocchie. La scelta delle unità pastorali, voluta dal Sinodo, è stata infatti motivata da una problematica già avvertita da tempo oltre che da una nuova sensibilità teologica nell’amministrare le parrocchie.(…) Questi fattori concreti motivano la riflessione, abbastanza assodata e non solo nella nostra diocesi, che è necessario, ripensare la parrocchia a causa dei nuovi scenari e delle nuove problematiche quali lo spopolamento, la mancanza di clero, la difficoltà a raggiungere le persone solo utilizzando stili e metodi pastorali, certamente utili nel passato, ma che già vediamo non danno più frutto. Come ci ha detto Papa Francesco nella Evangelii Gaudium (n. 27-30) dobbiamo riflettere sullo stile e metodo di evangelizzazione. Senza lasciarci tentare da fughe indietro (usare risposte vecchie per nuove situazioni) o fughe in avanti (butto via tutto ciò che la tradizione e il cammino fatto ci ha insegnato).
Quale potrebbero dunque essere alcune risposte a questa situazione? In primo luogo vi chiedo la disponibilità al servizio, allontanandoci tutti da quella logica “dei posti ambiti e privilegiati”. Dobbiamo renderci conto che siamo al servizio del popolo di Dio e tutti sono figli agli occhi del Signore. Tutti hanno bisogno di essere aiutati a crescere nella loro vocazione cristiana. Non esistono cristiani di serie A o B o parrocchie “belle o brutte”. La disponibilità va nella linea di pensare insieme il bene delle persone, il bene del sacerdote implicato, il bene della chiesa diocesana e universale. Non possiamo ridurre tutto solo al nostro “gusto personale” o a calcoli sulla nostra comodità o prestigio.
Inoltre, non dobbiamo dimenticare che l’anima di tutta la nostra pastorale è la nostra vita spirituale, il nostro incontro con Dio, il tempo che dedichiamo alla preghiera, al rapporto con il Signore. Senza questa luce ci riduciamo ad essere organizzatori (anche bravi, talvolta) ma perdiamo l’obiettivo principale della nostra vocazione: aiutare le persone ad avere un rapporto personale, sincero con Cristo e prima di tutto dobbiamo averlo noi... Sempre Papa Francesco ci avverta della necessità di avere un incontro personale con Gesù (E.G. 264: “Non solo andate, ma anche “seguitemi”).
 In questi mesi ho potuto apprezzare la vivacità del mondo giovanile: sia della pastorale giovanile (ho partecipato ad alcuni incontri, alla GMG) sia alle attività che si fanno nelle parrocchie, quelle ordinarie (catechesi) e quelle straordinarie (Grest, etc.). Non posso che incoraggiare queste iniziative e ringraziare per le grandi energie che vengono spese dai sacerdoti coinvolti. Al tempo stesso devo incoraggiarli ad offrire ai giovani spazi occasione di riflessione sulla vocazione sacerdotale/religiosa.
 La domanda di fronte a tante sfide che si presentano è: cosa possiamo fare? Come agire di fronte a questa realtà?
 La Chiesa stessa ci suggerisce un cammino di impegno. Si tratta della formazione permanente dei presbiteri che è il nuovo nome della nostra fedeltà alla vocazione.  Possiamo definire la formazione permanente come una esperienza di “discepolato permanente che avvicina a Cristo e permette conformarci a Lui” (Papa Francesco) Questo significa che dobbiamo sentire l’urgenza e la necessità di formarci, di spendere tempo per approfondire la nostra vita spirituale, la Parola di Dio e gli altri temi che sono importanti per il nostro ministero e di cui sappiamo che i cristiani hanno bisogno di una parola chiara.  Fra le altre cose, dobbiamo forse rivalorizzare l’Istituto di Formazione Teologica e rilanciarlo per noi stessi e i nostri laici. È un modo di aiutare i laici, i nostri catechisti, i futuri diaconi e noi stessi a riflettere su temi importanti a non arrenderci o limitarci a quello del “già saputo”.  Inoltre sarà mia premura nei prossimi mesi rimettere in funzione piena gli organi consultivi (Consiglio Presbiterale Diocesano, Consiglio affari economici, Collegio dei Consultori, Consiglio Pastorale Diocesano etc.) che devono essere valorizzati e coinvolti nella progettazione e discernimento del cammino della nostra Chiesa diocesana.
Le ultime parole di questa riflessione sono di gratitudine per il vostro servizio al Signore, al suo Vangelo e al popolo che ci è affidato come pastori. Grazie per la collaborazione, l’esempio di vita, il tanto bene seminato e spesso portato a maturazione. Il Signore accompagni il vostro cammino quotidiano. Vi assicuro la mia giornaliera preghiera per ciascuno e chiedo la vostra.