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Omelia per Santa Maria Cracaxia 2018

Dom, 26/08/2018 - 11:30
Posted in:

Mogoro 26 agosto 2018

Cari fratelli e sorelle, credo sia importante chiederci il senso della nostra celebrazione oggi qui nel piccolo santuario di S. Maria di Craccaxia. In primo luogo, ci siamo riuniti per fare Memoria della presenza della Madre di Gesù Figlio di Dio, in mezzo a noi

La storia di questa chiesa è legata alla storia di fede delle gente che qui ha vissuto tanto tempo e poi della comunità cristiana di Mogoro che da secoli ha voluto conservare con tenacia la devozione alla Madre del Signore. 

Gli uomini e le donne della comunità cristiana antica ci hanno tramandato questa tradizione che è insieme fede e identità della comunità. Noi oggi vogliamo raccogliere questa tradizione e continuare a circondare di venerazione la Madre del Signore.  

Noi portiamo in una solenne processione un’immagine, un simulacro, ma sappiamo bene che dobbiamo andare oltre l’immagine, quello che essa rappresenta, la realtà a cui ci richiama: il posto che Maria madre del Signore ha nella vita di Gesù, nella storia della salvezza e nella storia della nostra chiesa locale e diocesana, nella comunità di Mogoro, e nella storia di ciascuno di noi.  Questa festa e questa immagine è memoria della fede di una comunità, di tante storie liete e tristi, lacrime e gioia vissute sotto lo sguardo di Maria.

Questa immagine dice il desiderio di conservare la Memoria, di non perdere la propria storia di fede, recuperarla. La memoria è quindi importante, ma importante è anche il nostro presente: noi vogliamo invocare la Madre del Signore per il nostro presente, per la comunità di Mogoro,

Il presente, come sappiamo e vediamo, è difficile, complesso. Per lo spopolamento continuo dei nostri paesi, per la mancanza di lavoro soprattutto per i giovani, per la fatica a riprendere il lavoro nell’agricoltura, anche per il deterioramento che sembra esserci nelle relazioni interpersonali, nella capacità di aiutarci, di accoglierci.  Se è vero che noi affidiamo queste preoccupazioni alla Madre di Gesù, al tempo stesso essa ci invita anche a mettere le nostre energie, le forze e intelligenze nella soluzione del problema. Essere cristiani non significa aspettarsi le soluzioni dal cielo, ma pregare e chiedere al Signore la capacità di mettere in movimento le energie, i doni, le possibilità che Lui stesso ci ha donato.

Un esempio di questo ci viene dal vangelo delle nozze di Cana:  in  quella pagina al centro c’è Gesù che fa il miracolo del cambio dell’acqua in vino;  ma prima vi è stata  la preghiera della Madre, che gli fa notare “manda il vino”  e poi la collaborazione dei servitori che hanno riempito le giare di acqua, le hanno sistemate, trasportate. Dunque, il Signore e sua Madre ci aiutano ma chiedono da noi non un atteggiamento passivo ma attivo.

Facendo adesso un passo in avanti ci domandiamo: cosa ascoltare e raccogliere dalla storia di Maria, perché la nostra celebrazione non sia solo una venerazione esteriore ma un invito ad un cammino interiore? 

Noi portiamo in processione, solennemente il Simulacro della Madre di Dio! Per venerarla. Questo gesto ci ricorda Maria che “si mette in fretta in viaggio” per trovare la sua cugina Elisabetta. Maria ci precede e accompagna nel cammino. 

La processione è un simbolo del cammino della vita: un cammino a volte solenne, gioioso, a volte faticoso, irto di ostacoli, duro.  Lei è con noi per incoraggiarci, per sostenerci. Nella processione siamo noi che la portiamo, ma nella vita spirituale, di fede è Lei stessa che ci porta, che ci indica la strada. 

Nel simulacro che si venera in questa festa di S. Maria di Craccaxia, Maria rappresentata come Madre di Dio, con il bambino in braccio. Quel bambino. Oltre che Gesù rappresenta ciascuno di noi, l’umanità in braccio a Maria. È Lei che la guida, che la sostiene che le insegna a camminare verso Dio.

Cosa chiede a noi? Qual è il senso profondo che dobbiamo dare e trovare in questa venerazione? Guardare sempre a Gesù, non perdere anche il senso profondo di una celebrazione e di una festa, ma trovare nutrimento per la nostra vita spirituale. Portare la nostra fede nella vita quotidiana: famiglia, amici, lavoro, scuola, divertimento. IL cristianesimo no si riduce alle celebrazioni religiose, ma è come il “lievito” che fa lievitare o il sale che da sapore (Gesù stesso utilizza queste metafore).

Le nostre feste religiose (cioè in cui vi è il momento comunitario della preghiera etc.)  sono seguite e accompagnate da momenti in cui la festa si trasforma in musica, danza, in ascolto, in condivisione, in momento conviviale. Tutto questo ha la sua importanza e ci ricorda che la vita di fede, la religione è “incarnata” ed umana. Gesù stesso nel vangelo ci mostra come la convivialità è insieme momento di crescita in umanità e spiritualità.

Certo, dobbiamo ricordare che tutto questo deve avere quelle caratteristiche del rispetto degli altri e di noi stessi, di una gioia che ci aiuti a crescere in umanità vera.

Eleviamo dunque a Dio Attraverso sua Madre che veneriamo  in questo luogo, la nostra preghiera per ciascuno e per la comunità:


Donaci o Padre, attraverso l’intercessione di santa Maria di Carcaxia, 

la salute del corpo e dello Spirito, 

la capacità di aprirci agli altri , 

di lavorare senza stancarci per il bene e la giustizia,

per crescere in umanità e realizzare nelle opere

quella immagine di Te, o Padre, che portiamo

inscritta nel nostro cuore. Amen +p. Roberto, vescovo