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Omelia del Corpus Domini 2018 - Ales

Mer, 06/06/2018 - 08:46
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All’omelia il Vescovo ha sottolineato il pericolo che alla Messa si “assista”, senza una vera “partecipazione”, quasi come una “routine”.

Con la festa del “Corpus Domini” la Chiesa ci offre “la possibilità di meditare, contemplare, comprendere meglio questo mistero importante della nostra fede”. Mons. Carboni ha proseguito richiamando “l’attenzione su questi due atteggiamenti: partecipare e celebrare. Dobbiamo infatti uscire da un atteggiamento passivo (assistere alla messa si diceva una volta...) ma comprendere che siamo chiamati personalmente e dunque in questo rito vi sono azioni, gesti, parole, postura del corpo etc. che chiedono la mia partecipazione attiva come segno di presenza, e soprattutto devo impegnare il mio cuore e la mia mente. Con il battesimo siamo tutti immessi nel sacerdozio universale, anche noi celebriamo l’Eucaristia, ciascuno secondo la sua vocazione. Il ministro ordinato secondo quello che gli è proprio e i ministri, i fedeli, secondo la vocazione che è loro proprio. Come dice il Catechismo della Chiesa: “resi partecipi nel modo loro proprio della funzione sacerdotale, profetica e regale di Cristo” (CCC n. 871). Oggi invece ci sono coloro che amano definirsi “credenti non praticanti”, perché probabilmente non sono mai stati affascinati da qualcuno o da qualcosa che dicesse loro la bellezza e l’importanza dell’Eucaristia. Al contrario, ci sono tanti “praticanti non credenti”, ossia gente che segue tutte le liturgie, ma non vive un vero incontro con il Signore!
Da questa riflessione nasce il bisogno di ritornare a riflettere seriamente cosa facciamo durante la Celebrazione eucaristica, come dobbiamo vivere questa liturgia e a che cosa ci invita l’Eucaristia: a vivere, usciti dalla chiesa, come uomini e donne eucaristici.
Per entrare nella riflessione sul mistero della Eucaristia lasciamoci guidare dalla Scrittura: ci sono due parole che ricorrono in tutte e tre le letture della liturgia odierna: sangue e alleanza”.
Il sangue era usato nell’Antico Testamento per sancire il patto di amicizia tra Dio e il popolo d’Israele. Nella prima lettura si dice che era sangue “di giovenchi”, nella seconda “di capri e vitelli”. Esso veniva spruzzato sulle persone che partecipavano all’alleanza, come segno di santificazione e purificazione.
Il sangue serviva come un sigillo indelebile: coloro che erano segnati con esso diventavano alleati di Dio, sempre sotto condizione di osservare i suoi comandamenti. La nuova alleanza: la Bibbia ci descrive molte alleanze di Dio con l’uomo: “Molte volte hai offerto agli uomini la tua alleanza, e per mezzo dei profeti hai insegnato a sperare nella salvezza” 

(Preghiera eucaristica IV). Ma c’è un problema: gli uomini trasgrediscono le varie alleanze che Dio fa con loro. Nell’ultima cena, Gesù ha istituito una alleanza che è nuova ed eterna: è l’ultima. Non ce ne saranno altre. 

È quella definitiva e finale, alla quale Lui non verrà mai meno. Questa alleanza nuova, definitiva, finale e indissolubile Dio l’ha voluta firmare con il sangue del suo Figlio, il quale ha dato la sua vita, “ottenendo così una redenzione eterna” e “purificando la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente” (seconda lettura). Gli effetti definitivi di questo patto – ci dice la lettera agli Ebrei - sono due, entrambi meravigliosi: Gesù da ora e per sempre “è mediatore di un’alleanza nuova”. Oggi dunque celebriamo, ringraziamo, esaltiamo il dono che Gesù fa di sé stesso. La celebrazione del Corpus Domini è scandita da due momenti: la celebrazione e memoria della cena del Signore e la processione per le strade della nostra cittadina. Questi due momenti ci dicono la realtà profonda di quello che viviamo: fare in comunità eucaristia, accogliere questo dono e riconoscere che il Signore si affida a noi (le nostre mani e piedi, al nostro cuore e mente) perché lo facciamo conoscere, amare dai nostri fratelli.
Vogliamo dire con forza che il Signore c’è per tutti: per chi lo riconosce e lo venera, ma anche per gli altri che forse non lo conoscono o sono indifferenti o non lo conoscono bene per causa nostra. Oggi lo facciamo camminare nelle strade in modo solenne, ma poi sappiamo il Signore vuole entrare in modo modesto, semplice, umile, attraverso la nostra parola, la nostra azione, la nostra carità. Questo è il modo di unire “processione solenne e cammino quotidiano e semplice” di Cristo per la nostra vita quotidiana”.