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Omelia per l’ordinazione diaconale di don Mattia Porcu

Lun, 27/11/2017 - 18:57
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Carissimi fratelli e sorelle (...) la liturgia della Parola che caratterizza l’odierna Solennità infatti, illumina bene il ministero diaconale che Mattia si appresta ad assumere; anzi ne approfondisce il senso e ne orienta il significato teologico. Nella preghiera Consacratoria del Diacono, che tra poco ascolterete, si invoca Dio Padre Onnipotente perché questo Diacono “Sia immagine del tuo Figlio, che non venne per essere servito, ma per servire”. Ecco dunque tracciate con poche parole sia il senso profondo della missione di Gesù e della Sua Regalità, sia il cammino che come Diacono Mattia è chiamato a intraprendere e seguire con fedeltà e generosità. Senza spazio a equivoci Gesù ha lasciato comprendere che la sua regalità è di altro segno e non segue le logiche del potere umano. La pagina della lavanda dei piedi, che l’evangelista Giovanni ci consegna, è luminosa nel suo insegnamento: “Quello che ho fatto io, dovete farlo anche voi”.

Anche il Vangelo odierno, sul Giudizio finale, vuole sottolineare come potere e servizio sino inscindibilmente legati. Nel testo evangelico vi sono tre titoli attribuiti al Messia che presiede al Giudizio: Figlio dell'uomo, Pastore, Re. Si tratta di tre titoli dal forte significato biblico, messi in stretta relazione tra loro (…). Il re, come si è già detto, è manifesta una regalità diversa da tutti coloro che vogliono semplicemente dominare; è libero da ogni ostentazione di grandezza umana; non opera secondo criteri di politica ambiziosa: la sua forza è solo l'amore, la compassione, la condivisione (…) Ecco allora il punto di contatto fra il Cristo Re che serve, che usa del suo potere per servire e farsi prossimo e il diaconato, che deve essere caratterizzato proprio dal desiderio di “conformazione” a Cristo servo. Come si fa a prendere questa “forma” di Cristo, ad avere i sui sentimenti? Si tratta certo di un dono del Signore: è Lui che ci conforma a suo Figlio. Ma si tratta anche della nostra risposta: Il cammino è quello di frequentare il Signore, di assimilare progressivamente il suo stile, il suo modo di pensare e agire. Solo in questo modo le nostre azioni saranno generate da quelle due passioni che devono animare ciascuno di noi: la passione per Cristo e la passione per l’umanità. Ecco caro Mattia, non si tratta allora di fare tante cose, ma di fare bene, in profondità, con passione quelle che sono necessarie e soprattutto di lasciar trasparire nel tuo agire l’Immagine del Figlio che si è fatto servo. Il vangelo è chiaro: il criterio è l’accoglienza dei bisognosi, dei poveri, degli esclusi. (…)

Un altro passaggio del testo dell’Ordinazione ci ricorda che è la Chiesa che ti chiama a questo ministero, ti sceglie. C’è una piccola domanda che il vescovo fa nel dialogo della presentazione; si dice: “sei certo che ne sia degno”? Questa domanda così impegnativa, caro Mattia, è stata formulata per ciascuno di noi, quando siamo stati ordinati diaconi e presbiteri. Ciascuno di noi sa che tanto cammino ancora c’è da fare, tanto da far maturare. Eppure il Signore ci ha accolto con la nostra povertà e piccolezza come accoglie te. Questo per far risuonare ancora più forti quelle parole di san Paolo, che dopo essere tentato dalla “sapienza della carne” nell’annuncio del Vangelo, fa esperienze che è la Grazia di Dio che ci costituisce, ci porta, ci anima e fa degni e non tanto le nostre qualità pur presenti o i nostri doni personali.

La Chiesa ti chiama perché tu serva il popolo di Dio e continui quel cammino di conformazione a Cristo che deve essere il tuo programma di vita. Sempre nella liturgia oggi abbiamo sentito queste parole: “Scegliamo questo nostro fratello per l’ordine del diaconato”. È bella questa parola “scegliamo”. Ricorda i passi del vangelo dove Gesù stesso diceva “non voi avete scelto, ma io vi ho scelto”. Ecco, il Signore, attraverso la voce e i gesti del vescovo ti sceglie per essere discepolo Suo. C’è quella misteriosa libertà di Dio e la libertà dell’uomo che risponde. Come si può tenere fede a queste promesse? Prima di tutto con un rapporto costante, profondo con il Signore. La Chiesa lo esplicita come un “dovere” alla preghiera. È certo un dovere ma prima di tutto deve essere l’ossigeno della tua vita. Non ci sono altri modi di portare frutto nella vita spirituale e anche nel ministero (se vogliamo che siano frutti duraturi) se non attraverso il tempo dell’incontro con Dio nella preghiera. Ecco allora in conclusione: Cristo ci chiama e ti chiama caro Mattia, certo a regnare con Lui ma con uno stile di servizio, di accoglienza generosa e disinteressata, che per te diventa una vocazione, un ministero, una chiamata esigente nella tua vocazione al diaconato. Così sia.

+ Roberto, vescovo